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[Pubblicato su Il Fatto Quotidiano del 24 di marzo del 2013]

Antonio osserva l’aereo appena decollato dall’aeroporto di Barajas. È a poche centinaia di metri, dall’altra parte della A-2, che da Madrid porta a Zaragoza. Alle sue spalle, con l’ingresso sovrastato da due torrette di vigilanza in stile franchista, lo stabilimento dell’Iveco, dove Marchionne investirà 500 milioni di euro nei prossimi 4 anni. Grazie ai contributi pubblici -che ha detto di non voler più accettare in Italia- e soprattutto con libertà di licenziare.

Lo stabilimento, fino al 1992 era di Pegaso, la marca dell’azienda nazionale di automobili spagnola, come ricorda l’insegna ancora scolpita sulla facciata. Un guardrail in cemento porta le cicatrici di anni di lotte sindacali: “Italianos mafiosos”, “Iveco Corrupta”.

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