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È l’ alba di giovedí 24 gennaio. Il giornale in spagnolo piú letto nel mondo, El País, arriva ai suoi primissimi lettori. Ad alcuni abbonati in patria, alle ambasciate, agli aeroporti, alle edicole di paesi latinoamericani come Argentina o Costa Rica. L’ esclusiva con cui il quotidiano apre la sua edizione si pubblica anche sul web: è la foto di una persona intubata sul lettino di un ospedale. È Hugo Chàvez, presidente venezuelano ricoverato a Cuba, sul cui stato di salute si mantiene il piú assoluto ermetismo. El País è convinto, come spiega di fianco alla foto, di aver appena svelato “la veritá sulla malattia di Chàvez”. Ma “le particolarità politiche di Cuba e le restrizioni informative che impone il regime hanno reso impossibile confermare la veridicità della foto”, aggiunge il quotidiano, in prima pagina, nella colonna sulla destra. La foto è firmata dall’ agenzia da cui è stata comprata.

Prima pagina della prima edizione di “El País” di giovedí 24 gennaio.

Questione di minuti, e da Twitter arrivano le prime reazioni, che toglieranno il sonno al direttore del quotidiano e impegneranno la mattina dei redattori della testata in Messico, da dove si aggiorna l’edizione digitale durante la notte europea. La foto è un falso, si tratta di un fotogramma di un video che dal 2008 circola sulle reti sociali venezuelane spacciandosi per un video “filtrato” sulle condizioni di Chávez. In Venezuela, sono anni che è stato smentito e nessuno dubita sulla sua origine, come mi ha confermato un giornalista compatriota di Chávez residente a Madrid.

“Un tremendo errore”

Dell’ origine “tremendo errore”, come lo definisce il quotidiano poche ore dopo aver pubblicato la foto, oggi El País offre i dettagli in un reportage pubblicato sulla sua versione digitale e su quella cartacea.

La foto, raccontano due riconosciuti giornalisti del quotidiano, arrivò in redazione durante la mattina di mercoledì 25 gennaio. Viene fornita dall’ agenzia Grets Online, che preme per vendere “l’ esclusiva” al piú presto. Il prezzo, 30.000 euro. “L’ abbiamo già offerta a El Mundo”, il diretto competente, racconta il commerciale di Grets al vicedirettore di El País. La foto viene sottoposta via videoconferenza a Javier Moreno, direttore del giornale in trasferta a Davos, e ai massimi responsabili in redazione.

I primi dubbi affiorano dalla storia della foto. Secondo Grets, è stata scattata da un’ infermiera dell’ ospedale cubano in cui Chavez è ricoverato, che la avrebbe inviata ad “una amica” residente in Spagna. Sarebbe stata questa amica, a sua volta, a offrirla ad una collaboratrice dell’ agenzia. Quando arriva alla redazione di El País, i maggiori sforzi per verificarne l’ autenticità sono due conversazioni: una con il commerciale, l’ altra con il direttore dell’ agenzia. I responsabili del quotidiano riescono a dimezzare il presso e decidono di fidarsi. Giá in serata, a poche ore dalla chiusura, l’ editor grafico dell’ edizione digitale ha molti dubbi: la foto non è buona. La cerca su Internet come immagine, ma, trattandosi di un fotogramma di un video, non la trova.

La corrispondente a Caracas viene messa in allerta su “un’ esclusiva” che il quotidiano pubblicherà il giorno dopo. Ma non le si dice di cosa si tratta, nè le viene mostrata la foto: “Mi fido di Ewald Scharfenberg [la corrispondente in Venezuela], ma non del sistema di comunicazione venezuelano”, si giustifica Guillermo Altares, redattore capo della sezione esteri di El País.

Alle 3.52, la foto è sull’ edizione digitale del quotidiano, sotto gli occhi del mondo. In due minuti appaiono le prime reazioni su Twitter. Molti utenti mettono in dubbio l’ autenticità della foto, altri insultano i responsabili del quotidiano, senza escludere Moises Naim, analista delle politiche di Chàvez per El País che, poche ore prima, aveva tuittato: ” tra poco sulla web de El País troverete una straordinaria foto esclusiva”. E i lettori la trovano: ma tutti sanno, da anni, che la foto è un falso.

Alle quattro di mattina ora europea, dopo le segnalazioni su Twitter, la direzione di El País si rende conto dell’ errore. Nel giro di quattro ore, viene sospesa la distribuzione della prima edizione del quotidiano. Tra abbonati ed edicole, se ne distribuiscono 22.635 copie. La ristampa costa 120.000 euro, la nuova distribuzione, circa 100.000, secondo dettagliano oggi dal giornale. La foto ne era costati 15.000.

Rimane, nell’ aria, una domanda. Se gli utenti di Twitter non avessero avvisato, ognuno a suo modo, dell’ errore del quotidiano, l’ edizione con la foto falsa sarebbe arrivata alle edicole di tutto il mondo? A leggere la storia che pubblica oggi, sembrerebbe di sí. Il contrario, insomma, di quanto è solito vedere sui social network: ultimo il caso dell’ Uragano Sandy.

I post come questo, della sezione del blog  ‘media e giornalismi’, sono un piccolo contributo alle idee che circolano, in rete e non, sul presente e sul futuro del giornalismo. 

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