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“Snowfall”, la nevicata, è il progetto giornalistico con cui il New York Times ha chiuso il 2012. E, probabilmente, ha definitivamente mostrato al giornalismo l’ esistenza di un’ altra (nuova) strada narrativa da battere.

snowfall-header

Snowfall è il pezzo di giornalismo multimedia per eccellenza. Diviso in 8 parti, racconta della valanga che sorprese un gruppo di sciatori, professionisti del fuoripista, mentre percorrevano il Tunnel Creek, sulle innevate montagne dello stato di Washington. Il modo in cui la storia viene raccontata rivoluziona (sí, rivoluziona) la forma di raccontare una storia giornalistica. E soprattutto il modo di leggerla: mescola video e immagini, grafici interattivi e testo. Il tutto creando un flusso narrativo che lascia sempre al centro la lettura, rendendo la parte multimediale parte integrante (e non semplice supporto) di quella testuale. Per farlo, 16 tra giornalisti, editor video, grafici e programmatori hanno dovuto lavorare gomito a gomito durante quasi sei mesi.

In sei giorni dalla sua messa online, il 20 di dicembre, la pubblicazione del NYT poteva vantare, secondo la direttrice Jill Abramson:

  • piú di 10.000 condivisioni su Twitter
  • 2.9 milioni di visite
  • 3.5 milioni di visualizzazioni della pagina
  • un picco di 22.000 lettori contemporaneamente connessi
  • una media di 12 minuti di permanenza nella pagina.

Come alcuni dei suoi creatori raccontano su MozilaOpenNews, il progetto in sé prese vita durante l’ estate, ma nessuno dei giornalisti implicati ha dedicato tutto il proprio tempo al progetto. Spiega Steve Duenes, direttore grafico:

Quando abbiamo iniziato a congregare idee sulla struttura del progetto, il gruppo multimedia si è mostrato d’accordo sul fatto che non volessimo creare un misto di diversi pezzi che si completano tra loro per poi presentarli a margine del testo. Volevamo tirar fuori un’ unica storia da ognuna della parti che avevamo, includendo il testo. Quindi il progetto non era un tipico progetto basato sul disegno. Era un progetto di edizione che ci ha richiesto di tessere insieme tutto il materiale in modo che si potesse usufruire di testo, video, fotografie e grafici in un modo simile a quello della lettura – un differente tipo di lettura.  

Capitolo "Descent Begins": facendo scorrere il testo che racconta la discesa degli sciatori, nel grafico a destra si segue, allo stesso ritmo, il percorso effettuato. Il testo stesso è intercalato dai video dei protagonisti.

Capitolo “Descent Begins”: facendo scorrere il testo che racconta la discesa degli sciatori, nel grafico a destra si segue, allo stesso ritmo, il percorso effettuato. Il testo stesso è intercalato dai video dei protagonisti.

Con questa immagine Poynter offre una comparazione tra il reportage iniziale, scritto sul Sunday Magazine, e la rielaborazione di Snowfall.

Come spiega John Branch, il reporter che pubblicó la storia come reportage sull’ edizione cartacea, lo scorso febbraio, l’ idea nacque quando un buon editor come Joe Sexton la vide pubblicata e si rese conto del suo potenziale narrativo.

Sul fatto che Snowfall rappresenti il Futuro del Giornalismo, c’è da discutere. Alcune opinioni interessanti al rispetto sono quella di Derek Thompson su The Atlantic (“Snow Fall” won’t change the architecture of journalism any more than movies changed the architecture of novels) o quella di Mathew Ingram su Gigaom, che recupera un (a mio parere) saggio tuit sul tema di Scott Smith:

scott

I post come questo, della sezione del blog  ‘media e giornalismi’, sono un piccolo contributo alle idee che circolano, in rete e non, sul presente e il futuro del giornalismo.

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