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C’è chi dice che sarà l’ anno in cui si comincia a uscire dalla crisi, mentre qualcun altro mormora che le cose non si risistemeranno affatto. In entrambi i casi, la colpa o il merito, a seconda, è delle misure che il Governo di Mariano Rajoy ha applicato da quando, il 20 di novembre del 2011, venne eletto per dirigere il Paese. Da allora, a colpi di decreti e con la mano forte garantita da una solidissima maggioranza assoluta, i conservatori del PP hanno portato avanti un politica a dir poco blanda sulle emergenze sociali piú evidenti cercando, spesso con il mantra della “sistematizzazione” e della “riorganizzazione”, di tagliare su tutte le spese pubbliche. Dopo un anno in cui, per dirla con Nietzsche, l’ orlo del precipizio ha fissato negli occhi la Spagna, tocca un anno che sará la prova di quanto portato avanti da un governo che ha chiesto, per dodici mesi, “pazienza” per poter vedere gli effetti delle riforme. Ecco quindi 8 delle (moltissime) realtá con cui la Spagna si dovrà confrontare nel 2013:

1- Disoccupazione. Nonostante Rajoy abbia evitato di menzionarlo durante la conferenza stampa di fine anno, è il problema piú grave per gli spagnoli, abbiano un lavoro oppure no (qui lo studio del CIS al rispetto). E per il 2013, l‘ OCDE prevede che si superino i 6 milioni di disoccupati (l’ultimo dato disponibile, quello dell’ Encuesta de Población Activa, parla di 5.778.100 persone senza lavoro) , toccando cosí una soglia psicologica importantissima. In percentuale, si tratterebbe del 26,9% della popolazione, superando quindi il livello degli USA negli anni della Grande Recessione. Come indicano i dati del Ministero dell’ Interno, i lavori persi solo nell’ ultimo anno dal sistema di previdenza sociale sono 787.240:  2.100 al giorno.

I 29 miliardi in politiche d’impiego, dunque, sembrano servire a ben poco. Almeno per il momento.

[Un’ovvia precisazione: tutti i numeri sopra citati non tengono in conto precari, stagisti, lavoratori autonomi, migranti…se così fosse, raddoppierebbero. Per approfondire: Spain Jobless Crisis Deepens, dal Wall Street Journal del 28 aprile del 2012. ]

2 – Pensioni.  L’ affiliazione al sistema di Previdenza Nazionale, la Seguridad Social, tocca oggi i suoi minimi storici: diminuisce il numero di coloro che vi apportano (cioé dei lavoratori regolarmente registrati) ed aumenta, invece, quello di chi ne usufruisce dopo avervi apportato per decenni (cioè dei pensionati). Nei fatti, per le 16.3 milioni di persone che lavorano (nel 2008 erano 19.3) ce ne sono 8.1 milioni in pensione: una proporzione insostenibile, assicurano gli esperti. Il dettaglio del debito della Seguridad Social si conoscerà solo nelle prossime settimane, ma un cosa è certa: sarà il più grande della storia della Spagna moderna.

Già a settembre e dicembre, il Governo ha dovuto rompere il salvadanaio del Fondo di Riserva per poter pagare tutte le pensioni, modificando il limite che imponeva di potervi ricorrere solo per il 3% del totale delle pensioni contributive. Con un occhio alle pressioni europee, si può prevedere che la modifica o alzerà l’ età pensionabile ai 67 anni o aumenterà il numero di anni di contributi necessari per andare in pensione.

Un dato importante in questo ambito, e che sarà sicuramente decisivo sulla revisione del sistema pensionistico, è quello del deficit, ancora tutto da scoprire: secondo l’ OCDE il deficit pubblico sarà del 6,3%, e impedirebbe così di stare nel limite pattato con Bruxelles. Le previsioni di crescita non sarebbero infatti quelle ottimistiche del Governo: sempre secondo l’ OCDE, è prevista una recessione dell’ economia 1,4% del PIL.

3 – Salvataggio. È il segreto di Pulcinella e non vale la pena fare speculazioni: la Spagna chiederà, in un modo o nell’ altro, aiuto ai soci Europei. Concordano economisti ed analisti praticamente di ogni colore e bando, anche se un dubbio resta: sarà disponibile l’ Europa a salvare il Paese dopo averne salvato le banche con un’iniezione -per ora- di più di 30 miliardi?  E, soprattutto: l’ Eurozona reggerebbe la ‘caduta’ della Spagna? Secondo molti, la risposta é no. E questo, il futuro della moneta unica, sarebbe l’ ostaggio che ha con sé il Governo di Madrid.

Vignetta di Manel Fontdevila

Vignetta di Manel Fontdevila

4 – PSOE. Uno dei grandi problemi della Spagna è che non esiste un partito in grado di rappresentare una forte opposizione al Partido Popular. Il declino del Partito Socialista iniziato durante l’ ultimo anno di Zapatero –dal maggio del 2010, quando approvò i primi duri tagli seguendo una politica economica neoliberale-  si è accentuato con l’ esplosione degli ‘indignados’ del 15M e il suo non sentirsi rappresentati dalle forze politiche. Dopo disastrosi risultati alle elezioni municipali del maggio 2011, la vittoria pirrica in Andalucía e le sconfitte brucianti in Galicia ed Euskadi, il PSOE soffre ora anche una crisi di leadership: secondo l’ ultimo sondaggio di Metroscopia (realizzato per El País),  il 92% degli spagnoli -e l’81% dei suoi votanti- non si fida di Rubalcaba, dalle scorse elezioni alla guida dei socialisti. Come segnala Jesus Cuadrado su eldiario.es, le primarie “non sono un unguento miracoloso”, ma sono ora piú che mai necessarie: “in un clima di sfiducia generalizzata verso la politica, di debolezza dei rappresentanti, in cui la gente non si fida dei partiti, è urgente ampliare la base sociale delle decisioni”.

5- Sfratti. Uno dei problemi sociali piú sentiti e profondi in Spagna. Nonché trai quelli che piú indignano la popolazione, essendo una conseguenza diretta della bolla immobiliare ed una viva immagine di chi ci ha guadagnato con l’ attuale crisi. Il Governo ha incaricato all’ Istituto Nacional de Estadística uno studio dettagliato sugli sfratti legati ad un mutuo bancario e ad una prima casa, dato che i dati esistenti fino ad oggi mettevano nello stesso sacco ogni tipologia di sfratti e pignoramenti: la famiglia senza lavoro e con quattro bambini da sfamare che non puó pagare gli interessi abusivi di un mutuo contratto nel 2002 contava esattamente come l’ imprenditore che non paga piú uno dei suoi cinque locali nel centro di Madrid.

Secondo quanto chi scrive ha potuto sapere, la richiesta del Governo ha mandato in palla il Consiglio generale della Magistratura: si tratta di dati, assicurano fonti di questa istituzione, che non sono mai stati raccolti. Quest’ estate si saprà come ne verranno fuori.

6- ¿Innovazione e Sviluppo? . Diamo uno spazio alla speranza: il progetto di finanziaria per il 2013 prevede la creazione di una Agenzia Statale di Ricerca Scientifica. Anche se nulla è ancora assicurato, è la prima volta che viene messa per iscritto e calcolata nei conti annuali dal 2010, quando si inizió a parlare della necessità di un istituto che gestisse i fondi destinati a Innovazione, Ricerca e Sviluppo, ora divisi tra i vari Ministeri.

7- Trasparenza . Il 2013 dovrebbe essere l’ anno in cui la Spagna smette di essere l’ unico Paese europeo con piú di 1 milione di abitanti in cui manchi una legge sull’ accesso all’ informazione (e qui ci sarebbe da aprire una parentesi enorme su quella dell’ Italia, ma per ora vi rimando a questa video-intervista a Frank La Rue, relatore speciale dell’ ONU sul tema) . Le prime mosse in questo senso sono state a dir poco infruttuose (un portale web con funzioni scarse e mal programmate), e il progetto presentato rimane parecchio corto sulla possibilità di rendere pubblico l’accesso ai dati e ai documenti della Pubblica Amministrazione. Chi ci lavora assicura che la speranza è forse troppa, ma esempi locali come il caso del Open-Gov dei Paesi Baschi o la legge di Trasparenza della Comunitá di Navarra creano degli importanti precedenti.

8- Educazione. In un campo in cui è tutto ancora da giocare, si inizieranno a sentire gli effetti della (quasi) duplicazione delle tasse universitarie. In un contesto in cui le Universitá pubbliche spagnole senza i debiti e conti in rosso si contano sulla dita di una mano. I primi dati indicano un calo delle iscrizioni, ma staremo a vedere a fine anno. Per il resto, diventa realtà la “Formazione Professionale Duale”, con cui si compatibilizza la formazione teorica e la pratica lavorativa nelle aziende. Si fornirà così alle imprese una massa di lavoratori giovani, con tanta voglia di imparare: fuori dal politichese, significa una massa di stagisti e di precari.

L’immagine che titola questo post è del vignettista El Roto.

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