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[Pubblicato su Pubblico del 22 dicembre del 2012]

In un teatro qualunque una stanza di due metri per tre è, di solito, un camerino. In una antica macelleria di Madrid fa invece da palcoscenico, scenario e platea. Da teatro intero, o meglio da Microteatro, come un gruppo di 50 artisti -attori e registi- decise di chiamare quello che oggi è uno dei nuovi fenomeni culturali con maggior successo nella capitale Spagnola. Un teatro che è ‘Micro’ solo nel formato, nei prezzi e nei tempi.

Nello scantinato di quello che da fuori sembra un bar qualunque della zona di Malasaña cinque stanze si affacciano su un lungo corridoio scuro. Dalle 20.30, mentre al piano superiore scorrono le cañas e il locale si riempie, si fa il silenzio. La maschera chiama al microfono gli spettatori, che non sono mai più di una dozzina per spettacolo. Li accompagna fin dentro ad una delle stanze, fa prendere posto, qualcuno rimane in piedi. La porta si chiude, le luci si accendono e a pochi centimetri dagli spettatori appaiono un vagone della metropolitana, un ascensore, due cantine divise da una parete o addirittura una casa intera. “Proprio perché lo spazio è sempre piccolo”, ci spiega Veronica Larios, una delle attrici che diedero vita al progetto, “la scenografia diventa una parte fondamentale: è condivisa da attori e spettatori”. Lo è durante i 15 minuti che durano tutte le rappresentazioni, ma lo è varie volte nella stessa serata: “quando iniziammo, nel 2009, si preparavano 13 spettacoli di meno di dieci minuti in altrettante stanze. Li si ripeteva finché c’era pubblico”. Questo ‘Microteatro por Dinero’ fu la miglior idea che venne al direttore Miguel Calataiud per trasformare in teatro quell’ antico bordello nella calle Ballesta.
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Oggi, abbandonato il postribolo in cui il progetto mosse i suoi primi timidi passi (“a volte avevamo un solo spettatore a serata”, ricordano alcuni degli iniziatori), gli attori ripetono la stessa scena per sei volte davanti a differenti gruppetti di pubblico. Ma lo spettacolo non è mai uguale a se stesso: “dal nostro punto di vista è tanto interessante qianto duro, perché dobbiamo entrare ed uscire velocemente dal personaggio, recuperare le emozioni. E il pubblico ha gli occhi puntati su di noi come fosse una telecamera: in questo senso si avvicina di più al linguaggio del cinema”, spiega Camilo qualche minuto prima di aggiustarsi la giacca nera e trasformarsi in Kid che, in una piovosa sera di novembre, è il protagonista di una microcommedia nera degna del miglior Tarantino. “E c’è la vicinanza con gli spettatori: se muovi il braccio più del dovuto, li tocchi”, aggiunge. E il pubblico ne rimane tanto affascinato come scosso, soprattutto se, come nella sala 1, quella che si mette in atto è una drammatica combinazione di amore e voglia di fama di un’ attrice viziata. “Una delle cose più emozionanti è il contatto con chi entra nella stanza: è praticamente obbligatorio, tu non puoi scappare a loro e per loro è impossibile sconnettere”, spiega Javier de la Torre, direttore.

Contrariamente a quanto si possa pensare, il progetto non nasce come alternativa all’ austerità che non lascia scampo a nessun settore della vita spagnola. È stata una scelta, invece, per un modello nuovo, reinventato, che rompesse con molti dei canoni prestabiliti: “abbiamo voluto cercare un offerta complementare, un’ alternativa d’ ozio”, argomenta Veronica. Certo è che, mentre i teatri classici cercano di assorbire come possono il passaggio dell’ IVA per i prodotti culturali dall’ 8 al 21% , il prezzo è stato un incentivo: 4 euro a spettacolo. “Si tratta di un formato molto digeribile, come se si trattasse di un fast food di qualità”, assicura De la Torre. “Ogni spettatore sa quello che cerca, se starsene due ore a teatro o passare un quarto d’ ora di svago”, aggiunge.

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La prenotazione è d’ obbligo, mentre i temi con cui ci si può imbattere sono i più svariati. Non più solo quello della prostituzione con cui il progetto arrancò nella casa chiusa (da lí il nome ‘per denaro’), ma anche temi come “la casualità”, “i classici” o semplicemente “per nulla”. Ogni mese gli artisti presentano le loro proposte, e del centinaio che vengono esaminate nell’ ufficio vicino alla Gran Vía solo 21 vengono selezionate. Per farsi amare da un pubblico a cui sono arrivati, nell’ era della comunicazione, solo con il passaparola.

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