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“Non è una crisi del giornalismo, dei suoi valori. È una  crisi del l’ industria che lo muove, del business”.

Ramón Lobo

I dati sull’ industria giornalistica in Spagna, presentati ieri nell’ ‘Annuario della stampa spagnola’, seguono il trend dell’ economia nazionale. Licenziamenti, chiusure, crisi. Ma i giornalisti possono tirare un sospiro di sollievo. Perché, se è vero che il modello di finanziamento del lavoro giornalistico cambierà presto, è ancora più vero che il cambio è già in corso: addio transatlantici dell’ informazione, benvenute cellule giornalistiche.

Sono sempre di piú i giornalisti freelance o i gruppo di professionisti dell’informazione che in Spagna –dove non esiste l’ ordine dei giornalisti– danno vita a media agili, meno costosi dal punto di vista strutturale e piú adattabili alle esigenze dei lettori. “Bene, ma il modello di finanziamento?”, ci si chiede in continuazione. Alcuni già danno una risposta. A inizio dicembre, nel HUB di Madrid, cinque mezzi di comunicazione relativamente nuovi difendevano l’ idea che li ha fatti nascere o sopravvivere nel mezzo della burrasca in corso: pensa a fare giornalismo e a mangiare, ma non al business. In tutti i casi, non si tratta di iniziative editoriali di grandi imprenditori, ma di progetti giornalistici senza debiti con le banche  né pressioni politiche sulle spalle.

MásPúblico/La Marea. È ben nota la morte -o l’ omicidio, dicono in molti- del quotidiano Público, lo scorso 23 di febbraio. Il 90% dei lavoratori venero licenziati, il resto ne mantiene viva, ancora oggi, la versione digitale. Un gruppo di giornalisti della pubblicazione, nei turbolenti giorni seguiti alla sua chiusura, diedero invece vita ad una cooperativa, “Más Público”. Oggi, piùdi 500 persone, non solo giornalisti ma anche lettori, fanno parte della cooperativa, organo che ha l’ ultima parola su qualunque decisione editoriale debba prendersi.  Dopo alcune pubblicazioni mensili, il 21 dicembre si preparano a sbarcare in gran parte delle edicole spagnole con il quotidiano “La Marea”. Con il TAZ tedesco come modello, assicurano che gli introiti pubblicitari non rappresenteranno mai piú del 15% del finanziamento del giornale.

Diagonal. Nato quasi 8 anni fa, è un bisettimanale cartaceo diretto ai movimenti sociali spagnoli. La piccola redazione -che conta con una amplissima rete di collaboratori- sopravvive grazie agli abbonamenti, 5.400 fino ad adesso. La pubblicitá -che accetta solo se compie determinati principi etici- rappresenta il 20% dei suoi introiti. Grazie ad una campagna di crowdfunding (microfinanziamento via Internet) ha ricavato 20.000 euro per rinnovare la propria pagina web, ricevendo il doppio di quanto inizialmente chiesto via web.

Eldiario.es. Anche in questo caso, si tratta di un progetto nato dopo la chiusura di Público. Il suo ex direttore, Ingacio Escolar (uno di quei giornalisti che possono considerarsi media di per sé) e il giovane (1984) Juan Luís Sánchez sono dallo scorso 18 settembre direttore e sub-direttore di Eldiario.es. Il quotidiano digitale, anche se non ha la stretta politica pubblicitaria dei sopra citati, punta tutto sui ‘soci’. Il socio ha diritto, pagando 5 euro al mese, di accedere ogni giorno ad una serie di articoli 12 ore prima dei non-soci; di partecipare ad estrazioni e concorsi (per ora, biglietti di spettacoli teatrali ed un libro); di vedere i propri commenti nella web in risalto rispetto agli altri; di ricevere i numeri tematici in versione cartacea che presto presenterà questo quotidiano. In meno di tre mesi, i soci sono già più di 2.000: finanziatori garantiti che apportano cosí più di 10.000 euro al mese senza chiedere nulla più che un’ informazione buona, profonda ed indipendente. Ecco come si presentano:

Materia. Materia é una pubblicazione giornalistica online specializzata in scienza, tecnologia, fisica, biologia, astrofisica, ricerca, medio ambiente…Il tutto trattato a fondo e con il dovuto rigore informativo che il giornalismo richiede (ve ne eravate dimenticati, no?). Il progetto è formato, per ora, da sei giornalisti e vari collaboratori, tutti convinti, e le statistiche gli danno ragione, della fame di informazione scientifica che i media tradizionali non riescono a soddisfare. Oltre al consiglio editoriale che ha dato vita al progetto -formato da sei tra divulgatori scientifici e ricercatori e nato anche lui dalle ceneri di Público-, Materia si finanzia grazie ai patrocinatori che, per diventare tali, devono attenersi al protocollo disponibile qui. Tutti i contenuti sono in Creative Commons e la web è piena di richiami a condividere i contenuti.

Via 52. Un settimanale, sí, ma digitale. É l’ idea con cui, nel novembre del 2011, nasceva via 52. Da allora, un gruppo di giovani giornalisti ha prodotto 17 numeri di una rivista che spicca per la quantità di formati giornalistici proposti. Ora anche loro si trovano nel mezzo di una campagna di crowdfunding, necessaria per pubblicare i prossimi quattro numeri.

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Di Infolibre, un progetto liderato dall’ ex direttore del giá citato Público, si aspettano notizie per i primi di febbraio: sará un quotidiano online e un settimanale cartaceo. In attesa di conoscere le proposte dei 129 giornalisti licenziati da El País e di scoprire che la crisi di modello, chissá, è valida per ambiti molto piú ampli che la sola stampa.

I post come questo, della sezione del blog  ‘media e giornalismi’, sono un piccolo contributo alle idee che circolano, in rete e non, sul presente e sul futuro del giornalismo. 
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One thought on “Piccolo grande giornalismo senza business.

  1. Pingback: Sul futuro del giornalismo (se non sei la soluzione…) | Sguardi e prospettive

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