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Camici bianchi appesi alle finestre, reparti vuoti, sale d’ attesa senza pazienti. E assemblee, manifestazioni, chirurghi che distribuiscono foglietti informativi per preparare due giorni di sciopero in tutta la Sanità pubblica di Madrid. È stata la risposta di medici, infermieri e personale amministrativo degli ospedali della capitale spagnola al piano presentato dal governo regionale (qui in PDF) per “riorganizzare” e “migliorare l’ efficienza” del sistema sanitario. Per la prima volta tutte le associazioni che rappresentato i 75.000 lavoratori di un settore che non era mai stato protagonista di proteste di massa si sono unite perché, assicurano, si tratta di “un attacco diretto al nostro sistema sanitario”. Che lascerà la città senza un solo ospedale con una gestione totalmente pubblica.

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Ospedale ‘Gregorio Marañón’ di Madrid, in sciopero.

Il Progetto presentato dall’ amministrazione regionale -che in Spagna gestisce il sistema sanitario- è frutto di un taglio del 7% alla spesa in materia prevista per il 2013. Le forbici servono, assicura il governo della ‘comunidad’ governata dal PP a ridurre il deficit allo 0,7% del PIL, come stabilito dagli accordi statali con Bruxelles. E la strada presa dal governo è quella di una forte accelerata al processo di privatizzazione già in corso nei centri della capitale.

In alcuni ospedali involucrerà solo i servizi esterni come la lavanderia, il mantenimento e la cucina. In quelli costruiti negli ultimi anni e gestiti da aziende private (dove fino ad ora i lavoratori dipendevano dalla pubblica amministrazione), l’ attività medica e sanitaria sarà esternalizzata per essere gestita da aziende private. Un simile ‘outsourcing’ toccherà anche agli ambulatori, dove il 10% dei servizi basici passeranno ad essere gestiti da enti privati. In altri casi, gli ospedali saranno ridotti a centri di specializzazione completando cosí un processo che secondo fonti sindacali porterà al licenziamento di 8.000 lavoratori, di cui circa 500 medici. “L’ esternalizzazione obbligherà fare a meno di un gran numero di medici interni, oltre che di personale docente e di formazione continua”, avvertono in una nota l’ Organizzazione di Medici Collegiali e il Collegio Ufficiale dei Medici di Madrid, che fanno eco della preoccupazione che arriva da tutti i rami della professione.

Il piano avrà una conseguenza diretta sul portafoglio dei pazienti che dovranno pagare, a partire dal 2013, un euro per ogni ricetta rilasciata dal proprio medico, una tassa che si aggiunge ai ticket introdotti quest’ anno a livello statale. Una misura con cui il governo assicura di voler diminuire il numero di prescrizioni ma che, ha spiegato il presidente de la Organización Médica Colegial, Rodríguez Sendín, colpisce “chi è in peggiori condizioni economiche e di salute”.

“Certo, c’è bisogno di risparmiare: dal 2008 il mio stipendio è stato tagliato del 30%“, spiega in una lettera aperta José Carlos Meses Pardo, chirurgo toracico. “Fino ad oggi non mi era mai passato per la testa di fare sciopero. Questa volta, però, si è oltrepassato ogni limite: abbiamo il dovere morale di difendere i nostri diritti e quelli dei pazienti”, conclude.

[di Daniele Grasso, pubblicato con licenza CC BY SA. Articolo pubblicato su Pubblico.]

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2 thoughts on “Madrid: sanità in vendita

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