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L’ Agencia Estatal de Meteorología (Agenzia nazionale spagnola della meteorologia, AEMET) metterà a disposizione i propri dati solo a pagamento. La decisione è diventata operativa lo scorso 20 di novembre, ma era già stata annunciata prima dell’ estate tra le polemiche di lavoratori e aziende del settore e della società civile, allarmati dal passo indietro sulla strada dell’ Open Data. Fino a sei giorni fa, infatti, i dati erano aperti e disponibili. Ora, invece, è necessario pagare anche per quelli che questa agenzia, dipendente dal Ministero del Medio ambiente, ha messo online (elaborati e non) durante i suoi 15 anni di esistenza sul web.

Così per una foto satellitare bisognerà pagare poco più di otto euro, per i dati dettagliati di una stazione meteorologica concreta, meno di 0,019 euro. La decisione arriva dopo due anni di tagli all’ ente, che nel 2013 prevede di guadagnare un 60% in più rispetto al 2012. Ma la decisione, assicura l’ AEMET, è stata presa solo per “regolare la situazione attuale” e “può darsi” che dall’ aprile del 2013 alcuni dati vengano liberati nuovamente.

Il cambio nella politica di pubblicazione che l’ agenzia accordò nel 2009, liberalizzando ogni tipo di dati, aveva dato risultati che la stessa AEMET esaltava in ottobre del 2011:

 “Al successo della nostra pagina web ha contribuito anche la nuova politica di dati che AEMET ha messo in moto un anno fa, basata sull’ accesso libero e gratuito ai suoi dati meteorologici, che ha fatto registrare un aumento del 400% nelle visite giornaliere alle pagine di ‘osservazione dei dati, arrivando fino a 300.000, mentre il nuovo server FTP  è arrivato ai 190.000 download al giorno”.

La notizia arriva proprio mentre riposa nel Parlamento spagnolo la legge sull’ accesso all’ informazione pubblica, una normativa che a Madrid, per il momento, manca. E se il progetto è stato duramente criticato da ong pro-accesso e avvocati (Acces-Info ne ha sottolineato le limitazioni), in questi giorni è stato uno dei suoi impulsori, José Luís Ayllón, a far sorgere dubbi sulle reali intenzioni del Governo spagnolo di facilitare l’ accesso ai dati della pubblica amministrazione:

 “L’applicazione della Legge di Trasparenza non colpisce la decisione dell’ agenzia (…) L’ obiettivo della legge sarà garantire il funzionamento trasparente delle istituzioni pubbliche, e non quello di facilitare l’ accesso ai dati che sono frutto del lavoro dell’ amministrazione pubblica“.

Nel campo della trasparenza, in Spagna, non è la sola notizia negativa. Basti citare il caso dell’ ong Access-Info, condannata dal Tribunale Supremo a pagare 3.000 euro per aver chiesto al Governo informazioni sulle misure che si stanno adottando per lottare contro la corruzione. Dopo un lungo processo giudiziale, il Tribunale -che non si pronuncia nella sentenza sulla violazione del diritto all’ informazione– considera che si tratta di una richiesta di spiegazioni sul suo operato e non di una richiesta di informazione. E non sia mai che chi ci governa debba render conto ai cittadini su un tema così delicato come la corruzione.

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