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Dopo tre suicidi e qualche timido passo del Governo, il dramma degli sfratti ordinati dalle banche è saltato sulle prime pagine dei giornali spagnoli. E non solo: il New York Times è solo il più prestigioso tra i media stranieri che hanno dedicato amplio spazio al tema.

Anche se da qui si è parlato del tema con la storia di Consuelo, è bene aggiornarlo con un po’ di contesto, soprattutto dopo aver visto alcune informazioni false e poco complete che circolano al rispetto sulla stampa italiana.  Per farlo, copio qui sotto i due articoli che ho pubblicato su Pubblico il 14 ed il  20 di novembre. Nel primo, cerco di fare una panoramica sul tema, mentre nel secondo svelo i dettagli che fanno del decreto approvato dal Governo una vera e propria beffa per le famiglie spagnole.

Spagna, suicidi per gli sfratti. Dopo anni di indifferenza i partiti si muovono – da Pubblico del 14 di novembre del 2012.

[Dall’ inizio della crisi sfratti e pignoramenti da parte delle banche sono una “vergognosa piaga” della societá spagnola. Dopo i primi suicidi legati a situazioni di questo tipo, sembra che se ne siano accorti anche i grandi partiti.]

Ci sono voluti tre tentati suicidi nel giro di tre settimane. Tre persone che, poco prima di essere sfrattate, hanno cercato di togliersi la vita. Due di loro ci sono riuscite, ed ora, tardi, i principali partiti, il PSOE e il PP di Rajoy, vogliono trovare una soluzione ad uno dei lati piú drammatici della crisi spagnola: il ‘desahucio’, lo sfratto con pignoramento della casa.

Solo nella prima metà del 2012 sono stati 46.559 gli sfratti in tutta la Spagna. Dall’ inizio della crisi, quasi 400 mila. La legge ipotecaria prevede che quando il contraente di un mutuo non può più pagarlo, l’ immobile va all’ asta. Questa rimane deserta, e la casa viene ricomprata dalla banca al 60% del suo valore. Il debito, però, rimane sulle spalle del cittadino che si ritrova, nel frattempo, senza un tetto. In un Paese che in dieci anni ha più che raddoppiato il tasso di disoccupazione, si accumulano le situazioni estreme. Come quella delle famiglie che da tre settimane sono accampate davanti alla sede di Bankia, la banca salvata dallo Stato lo scorso maggio, per chiedere la sospensione di tutti gli sfratti. Non hanno molte speranze, peró, nell’incontro tra i partiti: “Come possono risolvere la situazione loro, che l’ hanno creata?”, è una delle frasi più ripetute tra le tende della piazza de Chelenque, nel centro di Madrid. A marzo, il PP votò contro e il PSOE si astenne quando il gruppo Sinistra Plurale portò in Parlamento, di nuovo, una proposta di legge per approvare la “dación en pago”, la dazione di pagamento. Un meccanismo, sulla carta, molto semplice: chi non può più pagare il mutuo restituisce la casa ed estingue così il suo debito. Pochi giorni dopo il Governo si limitò ad approvare un “codice di buon comportamento” a cui le banche avrebbero potuto aderire volontariamente per evitare che “le famiglie più a rischio” perdessero la casa. Gli effetti non si sono ancora visti.

É stato solo questo 12 di novembre quando l’ Associazione Spagnola della Banca ha reso ufficiale che accetterà di bloccare gli sfratti “nei casi di estrema necessità”. Anche se non ha dato dettagli, è il punto di partenza per il Decreto con cui ci si aspetta che il Consiglio dei Ministri dia un segnale già questa settimana. Ma l’ idea è ancora troppo vaga, secondo la Piattaforma degli Oppressi dall’ Ipoteca (Plataforma de Afectados por las Hipotecas, PAH) che dal 2009 -prima a Barcellona, poi a Madrid e nel resto della Spagna- cerca di bloccare gli sgomberi. E ci riesce a volte con l’ opposizione fisica e altre, sempre più spesso, arrivando a patti con gli enti finanziari o con i funzionari che devono portare a termine il pignoramento. “Adesso la banca vuole far credere che quelle sfrattate siano tutte famiglie in condizioni miserabili” -ci spiega Marta Uriarte, coordinatrice della Piattaforma nei Paesi Baschi- “ma non è affatto così: è gente che aveva un lavoro, a cui le banche concessero mutui senza problemi”. Nel caso dell’ ultimo suicidio, la donna che si è lanciata nel vuoto era stata consigliere municipale a Bilbao. 

Le banche, da parte loro, non mollano sulla dazione in pagamento. È difficile, si giustificano, fare differenza tra chi cerca un escamotage per non pagare e chi si trova in una situazione davvero drammatica. E vorrebbero garanzie per quando svanisce il debito da saldare, per non aumentare la montagna di ‘titoli tossici’ (terreni e immobili improduttivi) di cui, dopo gli anni di speculazione, si trovano ora con le casse piene. Anni in cui molti mutui, come qualcuno ora inizia ad ammettere, non avrebbero mai dovuto essere firmati: quelli con scadenze decennali ed interessi variabili concessi a lavoratori a tempo parziale, a precari… E tutto con l’ attraente nome di “mutuo facile”, “mutuo giovane”, “mutuo amico”, violando così il Codice Etico delle stesse banche. Ma nessuno controllava, mentre si accumulavano piú di 650 miliardi in mutui.

Con l’ avanzare delle disuguaglianze sociali, il movimento promosso dalla PAH si è retroalimentato con quello degli ‘indignados’ del 15M, che lo ha reso una delle lotte più visibili e meglio accolte dalla società civile. Le istituzioni non hanno più potuto ignorarli: la magistratura spagnola ha denunciato la scorsa settimana la “vergognosa piaga sociale” degli sfratti, mentre Strasburgo definiva “illegale” la legislazione iberica a riguardo. Alcune banche, come la basca Kutxa Bank, hanno bloccato tutti i processi di sfratto in corso dopo il gesto disperato di Amaya Egaña, sua cliente che la scorsa settimana si gettava nel vuoto dal sesto piano dopo aver aperto la porta a chi doveva pignorarle la casa. In quello che, hanno gridato le centinaia di persone riunite nelle pizze spagnole per ricordarla, non è stato un suicidio. Ma un “omicidio finanziario.”

Spagna, il piano anti sfratti di Rajoy si rivela una beffa – da Pubblico del 20 di novembre del 2012

A pochi giorni dal suo primo anno alla guida della Spagna, il governo di Mariano Rajoy ha mosso un timido passo verso la soluzione al dramma degli sfratti, che ha colpito 400 mila persone dall’ inizio della crisi. Con un decreto molto atteso, l’ esecutivo conservatore ha stabilito la scorsa settimana i dettagli del “plan antideshaucios”, il piano anti-sfratti. Ma non appena pubblicata la legge nel Gazzettino Ufficiale è arrivata la profonda delusione delle associazioni che, da prima che i pignoramenti degli immobili di chi non puó piú pagare un mutuo arrivassero ai livelli attuali -519 sfratti al giorno- , cercano di modificare una legge ipotecaria definita “illegale” dal Tribunale di Strasburgo. E che, nell’ ultimo mese, è stata la causa di tre tentati suicidi.

L’ obiettivo del Governo è stato “dare una risposta urgente e completa alla situazione piú dura della crisi economica che viviamo”, spiegava la vicepresidente, Soraya Saenz de Santamaría, prima di annunciare le misure principali in conferenza stampa: una sospensione di due anni degli sfratti e dei pignorameneti derivati dal mancato pagamento del mutuo bancario sulla prima casa e, per i casi che non si risolvono nell’ arco dei 24 mesi, la concessione di un “affitto sostenibile” in appartamenti di proprietà delle banche rimasti sfitte, 700 mila secondo i dati del Governo. Per accedere a queste opzioni, bisognerá rientrare nella tipologia del “caso di estrema necessità”. “Hanno evitato di stabilire una vera moratoria agli sfratti”, è stata la risposta della Piattaforma degli Oppressi dagli Sfratti, attiva da anni nel denunciare la situazione. Se un primo passo si è fatto, assicurano, è stato solo un passo sul posto.

Perché una famiglia possa beneficiarsi del decreto è necessario che il suo reddito sia inferiore ai 19.200 euro annui. Un elemento che, da solo, non basta. La norma si applica solo se i figli sono piú di tre, cosa che succede nel 3,7% della totalità delle famiglia iberiche, o nel caso in cui in casa viva una persona con meno di 65 anni e portatore di un handicap che gli impedisca lavorare, l’ 1,1% degli abitanti del Paese. Tra gli altri elementi “accumulabili” al basso reddito vi è quello delle donne che denuncino di aver sofferto violenza, il 3% del totale. “Nessuna delle tre persone che hanno cercato di togliersi la vita rientrerebbe in queste categorie”, spiegano dalla Piattaforma. E non vi é rientrata neanche la coppia, con due figli di 4 e 6 anni e un sussidio di disoccupazione di 420 euro al mese, per la quale lo sfratto era programmato il giorno seguente all’ approvazione del decreto.

Chi, dopo due anni di sospensione del processo di sfratto, continui a non essere in grado di pagare, potrá richiedere un tetto nel “Fondo sociale di Immobili”, del quale il decreto non specifica le caratteristiche ma stabilisce la creazione urgente”. Questa parte del progetto dovrà infatti essere studiata e dettagliata durante il passaggio in Parlamento, ma potrebbe passare, secondo quanto avanzato, dall’ uso di immobili vuoti posseduti da banche e casse di risparmio per rialloggiare gli sfrattati in cambio di “affitti ad un modico prezzo”.

La proposta del governo è arrivata dopo che la mobilitazione sociale e i casi di suicidio legati ad un imminente sfratto avessero costretto i maggiori partiti, PSOE e PP, a sedersi per trovare una soluzione comune al problema. Le trattative, peró, si sono bloccate quando i socialisti hanno stabilito che non avrebbero ceduto a meno che non si fosse cambiata la legge. Ma per un dibattito aperto sulla possibilitá di questo cambio bisognerà aspettare di vedere in Parlamento l’ Iniziativa di Legge Popolare, per cui in pochi mesi sono già state raccolte 600 mila firme del mezzo milione necessarie, preparata a riguardo. Anche se casse di risparmio e banche hanno lasciato ben chiaro che non permetteranno che si tocchi l’ ordinamento giuridico.

Foto: Manifestazione contro gli sfratti davanti alla sede del PP. Daniele Grasso, CC BY SA.

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3 thoughts on “Nessuna soluzione agli sfratti

  1. Ho vissuto la Spagna, le Asturie, non da turista ma da cittadino nel 2007, ho apprezzato l’umanita’ e la cortesia degli spagnoli che appena avvertivano che eri italiano, nei bar amavano sentire i tuoi racconti della realta’ italiana a cui erano molto interessati. Poiche’ anche io sono curioso di conoscere oltre al parere dei miei concittadini anche quello degli stranieri che vivono in Italia la cosa mi ha colpito molto. Della Spagna ho apprezzato molto la socialita’, una societa’ coesa al contrario dell’ Italia dove quasi tutti non vedono l’ora di chiudersi in famiglia. Della “cattolicissima” Spagna ho apprezzato la laicita’ (prima di Rahoy) il parlare chiaro e aperto di Zapatero travolto + dalla crisi che dai suoi errori. La Spagna e’ un grande paese, mi dispiace molto che si trovi in difficolta’ ma so anche che ce la fara’ a salvarsi e a tornare grande. Que viva Espagna

    • Grazie del commento, Latitante. Fa piacere sapere che c’è chi ha ancora tanta speranza. Personalmente credo che senza un cambio deciso in quello che è stata la Spagna negli ultimi 30 anni -una specie di ‘seconda Transiciòn’-, non si va da nessuna parte.

  2. Pingback: Il 2013 della Spagna, in 8 punti | Cortado Amaro

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