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Alla fine le urne gli hanno dato ragione. Bildu -“unione”, in basco- ha ottenuto un risultato storico nelle elezioni regionali di questa domenica, un 25% dei voti mai raggiunto dalla sinistra indipendentista dei Paesi Baschi, secondo solo al nazionalismo di centro destra del PNV. Nata dalle ceneri di altre formazioni politiche, alcune illegali fino al 2011, Bildu è riuscita ad arrivare, con un processo camaleontico e collettivo tra movimenti sociali e partiti, fino ad una rappresentazione nel Parlamento nazionale, con la sigla ‘Amaiur’; nei municipi baschi, e ora ad avere 21 deputati nel Parlamento regionale. Ma come ci spiega Oskar Matute, classe 1972, portavoce di Alternatiba, uno dei gruppi che compongono Bildu, la rappresentazione in parlamento non cambia il progetto politico: “costruire un Paese Basco sovrano e libero, dal basso e da sinistra”.
D: Bildu nasce da accordi da gruppi di diversa tradizione. E in tutto lo Stato spagnolo non vi sono esempi di peso in questo senso.
R: È il frutto di anni di lavoro. Tutte le formazioni che compongono Bildu avevamo la responsabilità di presentarci come una proposta unitaria di sinistra, per combattere con forza l’ egemonia della destra. Il fatto di aver discusso, di essere un processo in corso, di avere un argomento comune rispetto a proposte chiavi e vincolate alla sinistra ci rende diversi e innovativi rispetto ad opzioni classiche e statiche. L’ appoggio che abbiamo ricevuto, del 25%, ci mette nella posizione di essere una delle proposte di sinistra piú poderose d’ Europa nel proprio contesto elettorale.

D: L’ indipendenza e l’ autodereminazione di cui parlate sono strumenti utili anche per uscire dalla crisi in cui è affossata la Spagna? Sono viabili da un punto di vista economico?
R: La sinistra e la sovranità nazionale sono discorsi che portiamo avanti in forma unitaria. Perché nel contesto attuale, dove dallo Stato spagnolo arriva solo la sottomissione alla Troika e alle banche, che si trasforma in tagli per i cittadini, l’unica possibilità che abbiamo è trovare i nostri propri strumenti di sovranità nazionale per dar vita ad un modello economico diverso.
D: In cosa si differenzierebbe da quello attuale?
R: L’ attuale sistema economico, con governi marionetta nelle mani di interessi finanziari, privilegia il capitale al di sopra delle persone. Noi, invece di assicurare i diritti dei potenti, vogliamo blindare i diritti dei cittadini.

D: Ma con la possibile richiesta di aiuti da Madrid, questi diritti potrebbero ridursi ancor di più di quanto hanno già fatto. Come si concreta, in questo panorama, a livello di misure sociali e politiche?

R: Mentre nello Stato spagnolo si parla di ritardare ancora l’età della pensione, di diminuzione degli stipendi, di aumento delle tasse, vogliamo puntare ad una fiscalità progressiva che colpisca le grandi fortune, sempre pensando di ridurre la giornata lavorativa e, quindi, redistribuire i posti di lavoro. Oltre a dare priorità agli investimenti pubblici. C’é chi dirá che non ci sono soldi: ma nei Paesi Baschi l’ 1.3% della popolazione possiede il 45% del PIL. È chiaro che i soldi ci sono, ma per pochi.

D: Con questa prospettiva, i Paesi Baschi indipendenti sarebbero una nazione dell’ Unione Europea?
R: Ci piaccia o no, da un punto di vista geopolitico stiamo in Europa. Ma l’ attuale modello europeo, che si base su un’unione puramente monetaria e non di libere nazioni, non la accettiamo. Questa idea, secondo noi, va messo sottosopra, e forse un modo per iniziare a cambiarla potrebbe essere la generazione di uno spazio in cui si infili una voce discordante nel coro diretto da Angela Merkel.

D: Questo tipo di discorsi sono quelli che, si dice da Madrid, fanno scricchiolare il modello statale, mettono in pericolo la stabilità della Spagna.
R: Basta vedere un telegiornale nazionale per rendersi conto che non siamo noi chi sta distruggendo il welfare dello Stato spagnolo. Nell’ ambito dell’ educazione o della Sanità ci sono mobilitazioni ovunque. Sono gli ordini che arrivano da Bruxelles e da Berlino, che il Governo del PP rende effettivi, ciò che mette a repentaglio la futura sostenibilità dello Stato spagnolo. Pensa allo spread: se c’è qualcuno che ha responsabilità, sono le banche e le loro operazioni speculative, i loro conti nei paradisi fiscali.

D: Nell’ ultimo anno, da quando l’ ETA ha annunciato la cessazione definitiva della lotta armata, cosa è cambiato nel processo di pace in corso nei Paesi Baschi?
R: Siamo riusciti a dare la certezza al popolo basco del fatto che non c’é nessuna possibilità di ritorno per la via della violenza. Ci stiamo muovendo, invece, verso un vero processo di pace, che non esclude comunque rivendicazioni, riconoscimento di tutte le vittime del conflitto, di cambio nelle politiche penitenziarie. La forma unilaterale con cui la sinistra indipendentista sta lavorando è stata ben vista dalla società basca, che non si farà fermare dall’ immobilismo del PP e del PSOE. Dovrà, anzi, spingerli a dare un passo, a mettere il proprio granello di sabbia per fare in modo che tutte le forme di violenza spariscano per sempre

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