Home

Sono le quattro del pomeriggio, a Madrid. Non arriva più il sole nella piccola traversa della calle Arenal dove si trova l’ ufficio centrale di Bankia. L’ insegna dice ancora “Caja Madrid”, il nome di una delle sette casse spagnole dalla cui fusione nacque la banca nazionalizzata a maggio con un’ iniezione di 25 miliardi di euro. Seduta in un angolo, davanti all’ enorme vetrata della banca salvata dal governo di Rajoy, Rocío sfoglia i documenti che ha riunito in una busta della spesa. Oltre ad un enorme bicchiere d’acqua di plastica e ad una bottiglia con un succo di frutta, è l’ unica cosa che ha con sé per affrontare lo sciopero della fame che ha iniziato questa mattina. Occhi e capelli sono dello stesso identico color castano; ha lo sguardo profondo ed incisivo di chi non si vergogna di aver sofferto. “Lo faccio per le mie due bambine”, quelle che ora ha lasciato a giocare nella casa dalla quale, se la banca non la aiuta, sarà sfrattata tra qualche giorno. Invece delle piccole -di 9 e 12 anni- avrà con sé il debito contratto con la banca, di cui la legge spagnola non prevede l’ estinzione in caso di pignoramento dell’ immobile acquistato. Servizi sociali per le bambine, la strada per lei.

Dal sacchetto bianco Rocío tira fuori un formulario. Completato debitamente: “Sollecito di conoscere lo stato delle quote del mutuo già pagate”. La risposta della banca: “non compete a quest’ ufficio offrire l’ informazione sollecitata”. Firmato, cordiali saluti. È stata l’ unica risposta che ha avuto, assicura, nei due anni durante i quali ha cercato di convincere l’ ente a ridurle il tasso di un mutuo che non poteva più pagare. E pensare che nel 1999, in Spagna, ci era venuta perché nella sua terra la situazione era “terribile”: “Da quando sono arrivata a Madrid dal Perù, ho vissuto in affitto fino al 2004”. Sposata e con due figlie, la banca convinse la famiglia che invece di 600 euro d’ affitto era meglio pagarne 640 e comprarsi la casa. Il contratto del marito, allora l’ unico con un lavoro fisso, era garanzia sufficiente. Poi, con un’ assicurazione ad hoc, si potevano evitare gli sbalzi dell’ Euribor.

O questo le promisero.

“Del contratto firmato con la banca, non leggemmo la parte scritta in piccolo”, ammette. Ora, rivedendo i documenti con l’ avvocato, ha scoperto gli interesse a tasso variabile. La causa, quindi, del fatto che il suo mutuo fosse, nel 2007, di 1.200 euro al mese. In quell’ anno si divorzia, ma rimane con le bambine. Tira avanti come puó con il lavoro nell’ amministrazione di una azienda privata, che nel 2008 la caccia. “Da allora lavoro in nero dove posso, soprattutto facendo le pulizie”, racconta mentre si avvicinano gli attivisti che la accompagnano nella protesta. Stamattina hanno cercato di entrare nell’ ufficio, ma la guardia privata dell’ ente glielo ha impedito. Sono entrati solo Rocío e il suo avvocato per cercare di convincere la direzione a concedere un “affitto sociale”: il 30% delle sue entrate, cioè di quanto il marito passa a lei e alle bambine, sarebbero dedicate al mutuo. “Non ne hanno voluto sapere”, sintetizza Feliciana, una delle attiviste della Piattaforma degli oppressi dall’ ipoteca (PAH, per la sigla in spagnolo), che la accompagnerà, almeno moralmente, nello sciopero della fame. “Ora ti recuperiamo un sacco a pelo. E una sedia, che non puoi mica dormire sul marmo dei gradini. È freddo, di notte”, le dice con un sorriso.

Rocío non è sola, ma non solo per l’ appoggio degli attivisti. Non è sola perché sono 517 i procedimenti di sfratto che ogni giorno si producono in Spagna e che, per una legge che il Governo si rifiuta di cambiare, obbligano la persona con la casa pignorata a continuare a pagare il debito. “E nel caso di Bankia, com’è possibile che lo Stato non pretenda delle condizioni dall’ ente in cui ha versato 25 miliardi di soldi pubblici? -chiede Sergio, un altro degli attivisti presenti- Si è pensato a salvare l’ istituto finanziario, ma non le persone”, aggiunge.

Gli “oppressi” della PAH, che sempre più spesso bloccano, con azioni di resistenza passiva, gli sfratti, cercano da mesi di far pressione sui partiti politici. Hanno tempo fino al 31 ottobre per raccogliere il mezzo milione di firme necessarie per portare un’ iniziativa legislativa popolare al Congresso. “Secondo me le abbiamo già superate”, dice non troppo ad alta voce uno di loro. Ma, dopo la firma, la proposta dovrà passare lo scoglio politico di un Parlamento in mano ad un unico partito, il PP di Rajoy. E Rocío potrebbe trovarsi en la calle nel giro di tre giorni.

[Questo articolo é stato scritto lunedí 8. Martedí pomeriggio, oggi, si é saputo che Rocío ha ottenuto, grazie alla sua protesta, “l’ affitto sociale” dalla banca, i cui responsabili, interpellati da chi scrive, si sono rifiutati di fare commenti a riguardo. Ció non toglie che la storia sia di tremenda attualitá. Come avvisa oggi la PAH attraverso Twitter, domani andranno a cercare di impedire un nuovo sfratto a Madrid, nel distretto di Arganzuela]
Annunci

One thought on “Senza casa, ma con il debito: la Spagna pignorata.

  1. Pingback: Nessuna soluzione per gli sfratti | Cortado Amaro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...