Home

 

“Processo di Licenziamenti alla Pyongyang”. Cosí il veterano giornalista spagnolo Ramón Lobo sintetizzava su Twitter l’ ERE (licenziamento collettivo) applicato da El País: su una redazione di 464 lavoratori, 128 saranno licenziati con indennizzi di 20 giorni per anno lavorato; 21 prepensionamenti – dai 59 anni in su- e gli stipendi dei restanti saranno ridotti del 15%. Lobo, corrispondente di guerra per il piú prestigioso quotidiano iberico da zone come l’ Iraq, l’ Afghanistan, la Cecenia o i Balcani, é uno dei giornalisti colpiti da questa “ristrutturazione”, applicata secondo quanto stabilisce la riforma del lavoro dell’ attuale governo, spesso criticata dalle colonne del quotidiano di riferimento del centro sinistra spagnolo. Il comitato aziendale, quello composto da lavoratori e sindacalisti riuniti in assemblea, ha approvato oggi, come ultima risposta ai licenziamenti, la possibilitá di uno sciopero di 18 giorni.

Oltre la nota crisi del giornalismo a livello globale (cosa che non ha, comunque, impedito la nascita di nuovi e validi progetti), ció che sta dietro la crisi de El País, il giornale piú letto in Spagna e con una media di 40 milioni di visitatori nella sua pagina web, è la sua gestione. Il Comitato aziendale lo riassumeva in una nota pubblicata su suo blog e titolata, emblematicamente “Cebrián [presidente de El País e direttore del gruppo mediatico PRISA] non ci rappresenta”:

Consideriamo immorale e contrario ai principi deontologici dello stesso giornale che il presidente intaschi milioni di euro mentre cerca di licenziare 149 colleghi. La causa non è né la gravità della situazione, né la crisi delle entrate. El PAIS non ha perdite. Ma ha bisogno di vendere le nostre teste a don Nicolas Berggruen, l’ uomo d’ affari a cui ha svenduto il controllo dell’ azienda. In cambio, sta ricevendo uno degli stipendi piú alti di tutti i dirigenti europei.

Berggruen, uno dei principali azionisti di Liberty, conosciuto come multimilionario che “ammassa fortune che deve poi dar via”,  fu chi, con la crisi che cominciava ad avere peso sui mercati, iniettó 650 milioni di euro nel gruppo Prisa, asfissiato, nel 2010, da un debito accumulato di 5 miliardi di euro. Un debito generato, come spiega il giornalista Pere Rusiñol, dal suo “capitalismo da casinó”: “l’azienda si allontanó dal suo ‘core businnes’ alla ricerca di grandi affari che non avevano nulla a che fare con il suo prodotto originale; questa espansione la finanziò con crediti economici e a condizioni inverosimili che generarono una valanga di debiti impagabili, e le decisioni -continua il giornalista- furono prese da un ridotto numero di dirigenti, basandosi sul breve termine e sui loro stessi stipendi, che era normale veder crescere a dispetto addirittura degli interessi generali della compagnia, dei suoi azionisti e de suoi lavoratori”. Ma quando la valanga si sciolse (o, se preferite, quando la bolla scoppió), “le banche presero il controllo dell’ azienda -i crediti impossibili da riscuotere si convertirono in capitale-, i dirigenti si assicurarono pensioni d’oro e i lavoratori pagarono la festa con il proprio licenziamento”.

Ma, secondo Cebrián, “non possiamo continuare a vivere cosí bene”, come diceva la scorsa settimana, una volta annunciato l’ ERE, rispetto agli stipendi dei giornalisti del gioiello della corona del gruppo Prisa. Una frase che ha scatenato l’indignazione del mondo della stampa e, in special modo, del comitato d’azienda.

Oltre ad aver pregiudicato gli azionisti del gruppo, a Madrid ed a New York, Cebrian si é intascato 13 milioni di euro durante il 2011 e si é aumentato un 30% il bonus per il 2012, secondo quanto si raccoglie nel documento inviato dall’ azienda all Commisione Nazionale del Mercato dei Valori [l’organo che controlla la borsa, ndr]. Il tutto, dopo aver portato il prezzo delle azioni [del gruppo PRISA] da 19,70 a 0,30 centesimi di euro.

In attesa di una decisione sul possibile sciopero di 18 giorni (hanno votato a favore 266 su 464 lavoratori de El País), domani vari redattori hanno annunciato uno “sciopero di firme”. Pubblicheranno sí, ma senza firmare i pezzi. Fonti interne alla redazione assicurano che il direttore del quotidiano, Javier Moreno, ha minacciato che chi non firma domani potrebbe non farlo mai piú.

[Per approfondire sulla crisi de El País nel quadro della crisi generale dei media: El fracaso de El País, dell’ analista Juan Varela]

[AGGIORNAMENTO del 12 Ottobre 2012]

Come si informava da questo blog,  Javier Moreno, direttore de el País, ha minacciato i giornalisti della testata: o firmate, rinunciando quindi allo sciopero delle firme come protesta per i licenziamenti, o non firmerete mai piú. Una affermazione che non é piaciuta in redazione, tanto che l’ assemblea della stessa, informa eldiario.es, ha votato a favore di una richiesta di dimissioni di Moreno. Una decisione presa, assicurano, “in nome della qualitá democratica e dello statuto di redazione”.

Il direttore, da parte sua, ha assicurato che si sta attenendo a quanto sancito dal codice deontologico del quotidiano piú letto in lingua spagnola: “la firma di un’ informazione é parte del compromesso (del giornalista), e lo é in un modo speciale per quelle particolarmente implicate o presumibilmente polemiche. In queste occasioni, gli autori devono farsi pieno carico dell’ informazione che pubblicano”, ha scirtto Moreno.

Ma la giornata di non-firma degli articoli non é stata sospesa, nonostante il quotidiano informi del contrario in un articolo pubblicato ieri: si svolgerá il 17 e il 18 di ottobre, o almeno cosí prevede il Comitato aziendale. Rimane curioso, come segnala il blog 233grados.com, che dalla versione web dell’ articolo sopra citato siano stati cancellati dai moderatori del sito una cinquantina di commenti che facevano allusione proprio allo sciopero delle firme.

Annunci

2 thoughts on “El País: 128 licenziamenti e una gestione speculativa

  1. Pingback: Piccolo grande giornalismo senza business. | Cortado Amaro

  2. Pingback: Chi racconterà le storie “al margine”? | Cortado Amaro

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...