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Google e Facebook si sono rifiutati di consegnare alla giustizia spagnola i dati personali degli account di posta elettronica utilizzati per organizzare la protesta del 25 di settembre, conosciuta da mesi come Rodea el Congreso. I due giganti del web hanno fornito  alla polizia, racconta la Cadena Ser, piú di 50 IP (etichette numeriche che identificano dispositivi collegati ad Internet) di computer da cui sono stati inviati messaggi relativi alla manifestazione, ma hanno chiesto che nessuno salti le regole. La polizia nazionale dovrá infatti, per accedere ai dati, fare una richiesta ufficiale al Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti.

E nei social network non cessa, un settimana dopo, il fiume di immagini e video della repressione della protesta. Tra denunce per tortura e maltratto in commissaria o le testimonianze di chi ha assistito a come la polizia riempiva di pietre il suo zaino per creare prove per un arresto poco fondato (che peccato che le coperture dei media internazionali si fermino al live twitting!), è apparso oggi un ultimo filmato. Gli agenti della polizia nazionale entrano, la sera del 25 di settembre, nel Bar Quevedo, quartiere di Huertas. Un ragazzo viene messo all’ angolo, circondato e arrestato dai poliziotti, armati con fucile per proiettili di gomma ed enormi scudi. Sará uno dei 35 detenuti.

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2 thoughts on “Madrid, strascichi del 25S

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