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Le azioni di disobbedienza civile del SAT, il Sindacato dei Lavoratori dell’ Andalucia, stanno facendo scuola. In un agosto di stallo, hanno mantenuto accessa la fiamma delle proteste in terra spagnola, con l’ obiettivo di denunciare problemi come quello della fame e del diritto ad un alloggio degno

Dopo che le immagini degli “spanish Robin Hoods” facessero il giro del mondo, questa settimana é stata la Piattaforma degli Oppressi dall’ Ipoteca  (PAH, per la sigla in spagnolo) della localitá catalana di Penedés a entrare in un supermercato per ridistribuire alimenti ai piú necessitati. A chi affronta “una situazione estrema”, hanno assicura gli attivisti. Persone che, non potendosi piú pagare un’ ipoteca bancaria appiccicosa come una bolla immobiliare appena scoppiata, vengono sfrattate dalle proprie case. 517 al giorno, secondo gli ultimi dati ufficiali.

L’ obiettivo, questa volta, é stato un supermercato della catena “Día”. Un’ azione meno spettacolare di quella del SAT e, come conseguenza, con meno ripercussione mediatica. Spiega la PAH in un comunicato:

I banchi di alimenti non possono assicurare sempre la corretta alimentazione, né un servizio continuo per offrire cibo almeno ad anziani e minori. La congelazione delle risorse fornite dall’amministrazione alle entitá del settore terziario sta condannando molte famiglie e bambini alla denutrizione, un processo che avrá ripercussione sulla loro salute. Molte famiglie sono al limite, e non solo per quanto riguarda la situazione alimentaria. Non possono pagarsi l’ acqua, la luce, il gas, i libri per i figli, i vestiti, le attivitá scolastiche, l’ipoteca della casa, la benzina di cui avrebbero bisogno per muoversi o i medicinali di cui necessitano.

[Dopo la pubblicazione di questo post, fonti affidabili hanno assicurato a CortadoAmaro che tra venerdí e domenica ci saranno “azioni in solidarietá con il SAT” in alcuni centri commerciali di Madrid.] 

“Occupiamo un titolo tossico”

Ma la “rivoluzione dei carrelli” é solo la piú visibile delle azioni che in varie parti della penisola puntano direttamente a denunciare giá non solo le misure e i tagli del Governo, ma anche le colpe del sistema finanziario internazionale. É quanto é successo a Seviglia, dove 5 famiglie hanno deciso di “prendersi la ReBankia”. Dopo aver vissuto sulla propria pelle gli effetti della crisi economica iberica (disoccupazione, lavori piú che precari) hanno preso una decisione: “non dormiremo per strada quando ci sono migliaia di case vuote”, assicurano nel blog in cui raccontano l’occupazione dell’edificio, ribattezzato “Corrala Alegría”. “Per questo abbiamo deciso di alloggiarci in un edificio vuoto da anni e che, nell’ attuale contesto economico, rimarrá vuoto per molto tempo”. Con l’ obiettivo, assicurano, di poter pagare un’affitto che si adegui al loro livello economico.

Secondo quanto riportano nel blog e puó verificarsi nel catasto locale, l’ immobile fu comprato nel 2008 da un’ azienda immobiliare grazie ad un’ ipoteca concessa dall’ attuale Bankia. Un’ipoteca di 2.084.333 di euro. Quello che si riveló presto un investimento speculativo (si sperava di vendere a piú di 4.000 euro al metro quadro, quando la media della zona non supera i 2.200), si é trasformato, con la crisi del settore, in un rischio di fallimento per l’ azienda. Che, per tre anni, ha ottenuto una proroga al pagamento del totale dell’ipoteca. Dettagli, questi, che servono per arrivare alla domanda che si pongono le famiglie protagoniste dell’ azione: “Com’é possible che Bankia offra un trattamento favoreggiato ad un’ azienda che ha responsabilitá nell’ attuale crisi economica e che, al tempo stesso, sfratti ogni giorni dai suoi appartamenti famiglie umili con scarse risorse?”.

L’ appartamento in questione, inoltre -fanno notare i nuovi inquilini- incarna perfettamente il titolo tossico, quell’ investimento di cui sono piene le casse delle banche spagnole e le tasche delle famiglie che comprarono casa negli anni del boom. E che ora, con la creazione del Bad Bank, il Governo spera di smaltire usando soldi pubblici.

p.s.

Interessante la lista di artisti, intellettuali e organizzazioni che si sono solidarizzati con il SAT.

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One thought on “La rivoluzione dei carrelli (e dei titoli tossici)

  1. Pingback: La marcia trionfale del SAT | Cortado Amaro

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