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Se la fine del corso politico spagnolo é stata marcata dalle proteste in piazza e nei campi e dalla mancanza di risposte da parte del Governo di Madrid, l’ autunno si presenta a dir poco movimentato.

Gli effetti dei tagli annunciati tra giugno e luglio inizieranno a sentirsi. Forse non nelle casse (vuote) dello Stato, ma di certo nella vita quotidiana, con l’ aumento dell’ IVA al 21% o con il raddoppio delle tasse universitarie per i master pubblici. A livello macroeconomico, con la messa in pratica di quanto promesso a Bruxelles. Non solo quindi il noto “pacchetto” da 65 miliardi con il quale sono stati aggiustati i conti del 2012, ma anche quello presentato all’ UE il 3 di agosto. È lí dove il Governo ha assicurato di poter risparmiare 102 miliardi di euro entro il 2014, anno per cui prevede la fine della recessione.

I piedi per terra, peró, li hanno fatti mettere questa mattina i dati del PIL. Nel secondo semestre, il consumo delle famiglie spagnole è caduto del 4%, il reddito salariale del 4%, gli investimenti del 10%. Rimangono in positivo le esportazioni, con un +3,3%. Nel marzo del 2011 registravano un +10%. Per dirla con The Guardian di oggi:

Indeed, the slowdown in Spain’s exports markets – the country’s two main export destinations are France and Germany – and the sheer scale of Spain’s fiscal tightening – a combined six percentage points of GDP in 2012 and 2013 – mean that the recession will almost certainly deepen further in [the] second half of this year, pushing unemployment (currently: 24.8%) to even more dramatic highs.

Una situazione che Antón Costas Comesaña -economista e cattedratico di politica economica all’ Universitá di Barcellona- definisce come di “clima depressivo”:

“Ora, dopo tre anni di crisi, ci troviamo di fronte a una seconda recessione e si apre uno scenario ancor piú pericoloso, che possiamo immaginare [su un grafico] come una L: l’ economia cade, tocca il fondo, e invece di rialzarsi (come in una recessione), rimane lungo la parte bassa della L, sul fondo, durante molto tempo, piú di 18 mesi. È quanto chiamiamo depressione […]. Ci troviamo, credo, in un clima depressivo. Non é una depressione totale, ma sí un clima di tipo depressivo”.

In un clima del genere, dunque, non stupisce che gli investitori non credano all’ affidabilitá del debito spagnolo (ergo gli spread volino) e guardino con reticenza alle possibilitá di un Paese che temono possa saldare i conti con una valuta che non sia piú l’ euro. La stessa Goldman Sachs ha avvisato di questa possibilitá.

L’ autunno caldo di cui si inizierá presto a parlare sará quindi, di nuovo, un eufemismo dietro al quale si celano le realtá sociali di chi é stato messo da parte per salvare gli enti finanziari. In linea con un’ Europa in cui dall’ inizio della crisi sono stati iniettati nel sistema finanziario “qualcosa come 4.500 miliardi di euro, un terzo del pil europeo”, segnala Mario Pianta nell’ ultimo numero di MicroMega.

Vedi anche: “‘Autunno caldo’ in Spagna: le date”

L’immagine che presenta questo post è la coperta di ‘Otoño Caliente’, un disco di N-ko del 2010

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One thought on “‘Autunno caldo’ in Spagna: il panorama

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