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“Stiamo espropriando beni di prima necessità in questo Carrefour per distribuirli a un banco alimentare della provincia. Ai comuni, alla croce rossa, a chiunque li voglia per poi ridistribuirli alla famiglie”.  Con le parole scandite dal forte accento andaluso, Diego Cañamero si è piantato questa mattina davanti ai media che, increduli, sono accorsi al centro commerciale della località di Ecija, a pochi chilometri da Siviglia.

Circa duecento tra agricoltori e militanti del sindacato di cui Cañamero è segretario generale , il SAT (Sindacato dei Lavoratori dell’ Andalucia), avevano appena “espropriato” biscotti, zucchero, pasta, farina e altri beni di prima necessità per darli alle famiglie bisognose della zona (“un assalto” su El País; “hanno portato via senza pagare” sulla televisione nazionale).  Rubare ai ricchi per dare ai poveri, o, per dirlo con le parole di Sanchez Gordillo, diputato di Izquierda Unida e sindaco di Marinaleda che ha appoggiato l’azione: “in questo momento di crisi, quando stanno espropriando i beni del popolo, vogliamo espropriare a chi espropria, ai proprietari terrieri, alle banche e alle grandi piattaforme commerciali che stanno guadagnando con l’ attuale crisi economica”.

Caso emblematico, quello dell’ Andalusia, in un Paese in cui nel 2011 gli alti dirigenti delle 35 grandi aziende quotate nella borsa di Madrid (l’ Ibex 35) hanno visto crescere i propri guadagni fino ad un 10% in piú rispetto ai colleghi europei. “Ma i tagli si fanno al popolo: non ai ricchi, non alle banche, non ha chi piú possiede. Al popolo”, ha insistito, da parte sua, Cañamero, sotto gli sguardi allibiti delle malpagate cassiere del Carrefour.  Ma il contesto attuale “urge socializzare beni di prima necessità”, affermava poco dopo l’ azione il rappresentante di IU in questo tuit:

La regione di Sevilla e del Flamenco è oggi quella con il maggior tasso di disoccupazione della Spagna. Un 33,29% di senza lavoro aumentati, dal 2008, ad un ritmo vertiginoso.

Fonte: Encuesta Población Activa, datosmacro.com

Una regione basata fondamentalmente sull’ agricoltura, l’ Andalusia, e dove tutt’ oggi i lavoratori locali -quando non se ne vanno a cercare fortuna altrove- lavorano nei campi per i grandi latifondisti o aziende private che li contrattano a giornata. I “jornaleros”, lavoratori stagionali del campo, ridotti oggi a mezzo milione. Molti di loro, uniti in sindacati come il SAT, hanno negli ultimi mesi dato i primi passi verso un cambio di gestione delle terre: emblematica è stata l’ occupazione della Cascina di Somontes e dei suoi 400 ettari di terre coltivabili. O i 1.200 di Las Turquillas, occupati rimessi in sesto il coltivo lo scorso 24 di luglio, che erano stati dedicati, invece, al Ministero della Difesa per scopi militari. Una piccola parte dei 20.000 ettari per i quali il governo regionale aspettava il miglior offerente,  perfetto emblema del problema del “reparto de la tierra”, la distribuzione delle terre in una regione dove tra il 30 e il 35% della popolazione vive in situazione di povertà (guadagni annui di meno del 60% della media nazionale).

Nel video, occupazione e testimonianze da Somontes.

AGGIORNAMENTO

Secondo l’ agenzia di notizie EFE, dopo l’ azione di oggi un Carrefour di Jerez ha donato 12 carrelli di alimenti ai sindacalisti che, nel pomeriggio, si sono presentati alle sue porte.

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3 thoughts on “Andalusia, pane e farina espropriati al supermercato: “per il popolo”.

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