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Politici che si autocontrattano, aziende che vincono appalti senza muovere un dito, sindaci che guadagnano piú del Re di Spagna. Sono alcuni dei personaggi che si scoprono dando un’occhiata al mondo della Sanitá catalana, un settore che suppone la maggior spesa per una regione al limite della bancarotta. Protagonisti di trame di corruzione e di sperpero di fondi pubblici che hanno a che fare con le casse vuote di Barcellona piú di quanto possa sembrare dall’ estero.

Moltissimo infatti si sta dicendo e scrivendo in Italia in questi giorni sulla disgregazione dello Stato delle Autonomie spagnolo (modello con regioni semi autonome). E sul fatto che le regioni “vadano a chiedere aiuto” a Madrid. Il botto piú importante sulla stampa italiana lo ha fatto la Catalogna, simbolo, secondo vari analisti, di un modello che si sta disgregando. Senza insistere sul fatto che chi scrive sia convinto che il caso piú eclatante e simbolico sia quello di Valencia (qui un reportage al rispetto), vale comunque la pena addentrarsi in alcuni aspetti del caso catalano

Prima di una lista di casi esemplari, è d’obbligo citare l’ inchiesta della rivista catalana Caféambllet, un gran lavoro  giornalistico sulle trame interne alla Sanitá catalana. E per averlo fatto, ha giá due denunce a carico. Oltre che da questa rivista, le informazioni riportate qui sotto sono state tratte da Diagonal e da El País.

Ecco dunque alcuni personaggi che hanno fatto fortuna con i fondi pubblici destinati alla Sanitá

Ramón Bagó. Sindaco della cittadina di Calella negli anni ’80, fu responsabile del Turismo negli anni di Governo di Jordi Pujol. La rivista Caféambllet lo definisce “un uomo che contratta sé stesso con denaro pubblico”. Bagó fu nominato presidente del Consorci Hospitalari de Catalunya (CHC), che gestisce decine di ospedali finanziati con soldi pubblici. Il suo grande impero, peró, lo forma il gruppo Serhs: piú di 60 aziende che guadagnano proprio dagli appalti -per attivitá come catering di scuole e carceri- ottenuti dall’ amministrazione pubblica. E gran parte degli introiti di di Serhs (50 milioni di denaro pubblico dal 1994 ad oggi, secondo El País) arrivano -ebbene sí- dagli ospedali pubblici gestiti da CHC. L’ indagine é in corso.

Josep Prat. Durante anni, Prat riuscí a ottener il controllo del 75% del bilancio municipale della cittadina di Reus, di cui fu sindaco fino al 10 gennaio del 2012. Come? Controllandone gli ospedali grazie alla sua carica come alto dirigente dell’ holding a Reus di Innova, azienda del settore.

Nel frattempo, Prat dirigeva l’ Institut Catalá de la Salut (ICS), azienda pubblica che gestisce gran parte degli ospedali pubblici catalani, ed era vicepresidente della United Surgical Partners, una delle aziende di ospedali privati piú grandi della Spagna. Il risultato? 300.000 euro di stipendio annui, come fu obbligato a riconoscere. Il Re di Spagna ne guadagna 290.000.

La sua dimissione da presidente dell’ ICS ebbe a che fare con il prossimo personaggio.

Carles Manté. Direttore dell’ ICS fino a quando fondó CCM Estratégies i Salut, azienda che 8 (otto) giorni dopo la sua nascita firmava un contratto da 800.000 euro per quattro anni per “lavori di consulta”, di cui non c’é testimonianza fisica. Manté continuó nel settore fino a pochi mesi fa, quando coppió la polemica per la sua gestione degli Ospedali Blanes y Calella. Una polemica che porta a parlare dell’ Informe Crespo.

Xavier Crespo.  Il documento conosciuto come “informe Crespo” (qui, in catalano) riunisce le irregolaritá commesse da Xavier Crespo come gestore di aziende di gestione degli Ospedali delle localitá di Blanes y Calella. Crespo, che dopo essere stato sindaco di Lloret de Mar è oggi deputato di CiU, partito che governa in Catalogna, gestí l’ azienda pubblica Centros Médicos Selva Maresme, filiale della Corporación de Salud Selva Maresme, che, appunto, gestisce gli ospedali di Blane y Calella. È accusato di aver effettuato, durante la sue gestione, pagamenti irregolari per 1,3 milioni di euro e di averne fatti perdere alle casse regionali altri 2,7 milioni.

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One thought on “Catalogna, corruzione dilagante nella sanità pubblica

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