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[Articolo pubblicato per l’ ANSA il 20 luglio del 2012]

“Siamo arrivati al limite”, “ci stanno togliendo tutto”, “abbiamo toccato il fondo”. E’ difficile, a Madrid come nelle altre citta’ spagnole, non assistere quotidianamente a come i cittadini stiano vivendo e soffrendo in prima persona gli effetti della crisi del debito sovrano. Un situazione dalla quale con le casse dello Stato vuote, come ricordava oggi Cristobal Montoro, ministro delle Finanze, non sara’ facile uscire. E in cui il premier Mariano Rajoy, da parte sua, preferisce glissare i media e presentarsi alla Camera solo per votare, come ha fatto oggi, evitando ogni tipo di dibattito.

Nelle strade della capitale gli striscioni e i cartelli rivendicativi hanno ormai preso il posto nelle bandiere spagnole che fino a meno di un mese fa si affacciavano da quasi tutti i balconi per celebrare i tronfi calcistici. Il Congresso dei Deputati, nel cuore della capitale, e’ blindato da una doppia fila di recinzioni in ferro da una settimana, un’immagine criticata pubblicamente da vari deputati.

“Uno che ha la coscienza pulita non fa del simbolo della democrazia una specie di castello, no?”, commentava una anziana signora, dipendente statale in pensione, quando questa mattina accompagnava suo figlio, che lavora in un ambulatorio, all’ ennesima protesta spontanea contro le ultime misure. Il ragazzo, 29 anni, non si dice indignato come parte di un movimento, “ma per lo stato d’animo: stiamo pagando i piatti rotti di una festa a cui non siamo stati invitati”, dice serio. Supplente da un anno, negli ultimi sei mesi si e’ visto ridurre lo stipendio di quasi 100 euro: da 930 a 835 euro mensili. “E ora mi hanno tolto anche la tredicesima, oltre a farmi a lavorare di piu e ad aumentare le tasse”.

Con una piattaforma di lavoratori del settore, la scorsa settimana – proprio il giorno dell’annuncio della manovra da 65 miliardi – occupo’ una parte dell’ Ospedale in cui lavora, il Ramon y Cajal di Madrid. Azione simile a quella dei lavoratori delle ferrovie statali che oggi hanno bloccato il traffico davanti alla stazione di Sants, a Barcellona, proprio mentre l’ immagine dei pompieri di Mieres (nelle Asturie) “nudi contro i tagli” stava facendo il giro del web. E non sono gli unici agenti che non sopportano le ultime misure: ci sono anche le forze di polizia, che questa settimana, senza divisa, hanno manifestato in una insolita marcia al lato degli ‘indignados’.
E tra i commercianti, in attesa che i prezzi aumentino con la stangata sull’Iva al 21%, molti cercano scappatoie: “io non ho intenzione di far pagare di piu i miei clienti”, dice una parrucchiera del ‘barrio’ di Malasaa che – sulla stessa linea di quanto annunciato da Inditex, il gruppo di Zara – assumera’ “personalmente” l’aumento delle tasse. La sua e’ una di quelle attivita’ in cui le imposte dirette aumenteranno dall’ 8 al 21, di 13 punti. “Sono pazzi, credono davvero che cosi’ la gente consumera’ di piu?”, chiede incredula. Quando le si ricorda che sono misure “necessarie”, a detta del Governo, e che non c’e’ un soldo nelle casse statali, ride: “certo, le hanno svuotate per salvare le banche e pagare indennizzi milionari ai banchieri”.

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