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La Spagna in continua crescita e con una rete di servizi sociali all’avanguardia è ormai un lontano ricordo. Il mercato del lavoro non da segni di ripresa, dopo aver lasciato disoccupati piú della metà dei giovani spagnoli, mentre chi ne è fuori da tempo dovrà, da agosto, rinunciare all’ ultimo aiuto pubblico disponibile, che il Governo non ha accettato di prorogare. Causando così l’aumento, avvertono gli analisti, della massa di popolazione sotto la soglia della povertà.

Questo “ultimo strato” di aiuti statali -concessi una volta esaurito il sussidio di disoccupazione- venne approvato dall’ Esecutivo di Zapatero nel 2009 come misura temporanea. Con l’ evolvere della situazione economica, l’ aiuto, rivisto e rinominato “Plan Prepara”, passó da 426 a 400 euro al mese, essendo condizionata la sua concessione dall’ assistenza a corsi di formazione e dall’ appartenenza alla fascia di reddito con ingressi inferiori al 75% del Salario minimo, di 641 euro al mese. Questa prestazione, a cui hanno fatto ricorso piú di 200.000 persone, faceva cosí “da materasso, insieme alla solidarietà familiare e alla beneficenza, che permetteva non oltrepassare la soglia della povertà assoluta”, segnala in una recente intervista Laura Mora Cabello de Alba, docente di Diritto del Lavoro all’ Universitá di Castilla. E la prima conseguenza della sua eliminazione, avverte, sará il peggioramento delle condizioni di vita di gran parte delle 1,7 milioni di famiglie con tutti i suoi membri disoccupati.

E le conseguenze di questo aumento delle situazioni critiche potrebbero essere piú gravi del previsto. In città come Barcellona o Madrid i servizi sociali, dipendenti dalle amministrazioni regionali, chiedono rinforzi a gran voce. Nella capitale,varie mense sociali hanno visto triplicare in due anni il numero di piatti caldi serviti al giorno. I lavoratori del settore hanno avvertito che quest’ anno non potranno rispondere al 60% delle richieste di beni di prima necessità. E la crisi ha cambiato non solo i numeri (tra 1994 e 2007 il reddito pro capite cresceva del 61%, negli ultimi 3 anni è diminuito del 10%), ma anche il profilo delle persone che richiedono l’ aiuto dei servizi sociali: “Sono sempre di piú gli autonomi indebitati, che non hanno diritto al sussidio di disoccupazione; o le famiglie che non possono piú pagare l’ipoteca sulla casa perché si sono ritrovate senza lavoro”, spiega Montserrat Ballarín, delegata dell’ area di Benessere Sociale della provincia Barcellona. “Oltre ai bambini e ai giovanissimi, che devono sopportare il peso della situazione economica”, aggiunge.

Bambini sotto la sogli della povertà che nella quarta economia d’Europa sono piú di 2 milioni, il 26% del totale: “vivono in famiglie con serie difficoltà per pagare i libri di testo, gli occhiali da vista o le visite dal dentista”, avverte dalle pagine de El País Marta Arias, responsabile delle politiche per l’ infanzia di UNICEF Spagna. E, come nella maggior parte dei Paesi poveri, aumentano anche le disuguaglianze: secondo i dati del Barometro Social de España, negli ultimi anni il patrimonio delle famiglie piú ricche é passato ad essere 50 volte superiore -era di 39 nel 2005- a quello degli strati piú poveri della popolazione.

E l’ ultimo pacchetto di misure (per “risparmiare” 65 miliardi) non sembra sia mirato alla crescita del Paese.

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2 thoughts on “Spagna, se si rompe l’ ultimo strato di aiuti

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