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[Pubblicato per l’ ANSA l’ 11 luglio del 2012]

“Minatore in marcia, sentiti come a casa”. La scritta su una parete nella periferia di Madrid è solo una delle prime avvisaglie dell’accoglienza che la capitale spagnola ha preparato ai minatori del nord, in vista delle grande manifestazione in programma per oggi. In sciopero da 43 giorni, circa 300 di loro sono arrivati in queste ore nella capitale dalle Asturie, dalla Castiglia e Leon e l’Aragona. A piedi. Ma l’ingresso ufficiale è avvenuto con fiaccole e caschi attraverso il centro di Madrid fino alla Puerta del Sol. Al loro seguito, le decine di organizzazioni e movimenti che hanno assicurato il proprio appoggio alla “marcia nera” di domani che finirà di fronte al ministero dell’industria, disperato tentativo di salvare il futuro del settore dopo gli ultimi tagli del governo.

Accampati nel centro sportivo dell’Università Complutense alle porte della città, i minatori riposavano per recuperare in vista della grande manifestazione, dopo 18 giorni e 400 kilometri di marcia, lungo le autostrade e attraverso i piccoli paesi che hanno ceduto scuole e centri sportivi per ospitarli. “Ma sono come tori, sono abituati al lavoro duro”, spiega una massaggiatrice accorsa come volontaria ad accogliere la marcia.

Abituati, da 22 anni nel caso di Miguel, minatore di Teruel, a scendere a 2400 metri di profondità, a lavorare nei cunicoli. Succede così anche in cittadine come Ariño (Aragona), da dove viene Juan Luís, che lavora in miniera da circa 12 anni. E’ giunto a Madrid con le mani sporche di carbone e porta la stessa maglietta che le “donne dei minatori”, vestivano nella manifestazione di due settimane fa di frone al Senato. La sopravvivenza dell’area, spiega Juan Luis, dipende dal loro lavoro: “tutti hanno almeno un minatore in famiglia. Farla finita con le miniere significa farla finita con tutte le attività nell’area, non solo con un settore”. Secondo i sindacati, la dipendenza è tale che per ogni posto di lavoro scomparso se ne perdono altri tre. Tutti ripetono la rivendicazione, il senso della marcia: esigere che il ministro dell’Industria, José Manuel Soria, rispetti l’ accordo strategico rinnovato nel corso degli anni tra governo e sindacati. Un patto che prevede, oltre al lancio di un “nuovo modello di sviluppo” per le zone miniere, aiuti per tutto il 2012 prima di un progressiva chiusura delle miniere entro il 2018. I nuovi tagli imposti dalla crisi significano invece la chiusura immediata di tutte le strutture, sostengono i sindacati e i grandi industriali del settore. Il conflitto non è nuovo, è iniziato quando la liberalizzazione del mercato del carbone ha reso impossibile la concorrenza con il minerale importato dall’estero, con la conseguente chiusura, all’inizio degli anni ’90, dell’ 85% delle aziende spagnole del settore.

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