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Pentole, coperchi, forchette. E tutto ció che faccia rumore. Rumore come simbolo di protesta. Come espressione di uno stato d’animo per cui il termine “indignados” é diventato riduttivo. La ‘cacerolada’ con cui un gruppo di attivisti spagnoli ha protestato a Madrid nel pomeriggio del sabato é stato una delle molte azioni contro il gruppo bancario Bankia. 

‘Cacerolada’ contro i privilegi di Bankia davanti alla sua sede, una delle torri Kio di Madrid. Foto: Daniele Grasso

Il nome di questa banca ha fatto ormai il giro del mondo. Dalle colonne del The Wall Street Journal ai numeri sempre piú rossi  in borsa. La banca é composta in realtá da due parti, Bankia e BFA, la matrice nella quale si accumulava il capitale “tossico”. Quello che deriva dal ladrillo, il mattone, che si é convertito in una bolla immobiliare dalle note conseguenze. É quel capitale che c’era bisogno di liquidare se non si voleva lasciar cadere Bankia. Il Governo l’ ha fatto con una “nazionalizzazione”. A livello pratico, lo Stato é diventato l’ azionista principale del BFA, il che lo converte anche nel possessore del 45% delle azioni di Bankia. Per farlo, ha trasformato in azioni i 4 miliardi e mezzo che concesse all’ ente dal FROB (Fondo per la Ristrutturazione Ordinata delle Banche). La cifra, una volta conosciuto il buco reale di Bankia (perdite di 3 miliardi invece che un preannunciato beneficio di 300 milioni), é ascesa a 22 miliardi.

Video: gli ‘iaioflautas’ (i “nonniabbestia”, se dovessimo farne una traduzione) sono un gruppo di pensionati nato dal movimento 15M. Attivi soprattutto a Barcellona, hanno occupato la scorsa settimana le filiali di alcune delle “cajas” che formano Bankia.

Tutto “attivitá tossica” derivó, come detto, dal ladrillo, il mattone. Un particolare spesso dimenticato é, in questo senso, che gran parte di questo capitale andato in fumo proviene dalla concessione della “dación en pago” di Bankia alle grandi compagnie immobiliari. Si tratta di quel semplice processo per il quale, se uno non puó pagare il suo debito, restituisce l’ oggetto che lo generó. E il debito é saldato. Nel caso che ci riguarda, si tratta degli appartamenti comprati a Bankia (in realtá alle sette cajas gestite da personaggi strettamente legati al Partido Popular che poi si sono unite per dar vita all’ ente Bankia) e che le agenzie immobiliari non hanno potuto pagare. Tu mi ridai la casa -cosí che io possa specularci a mio piacere- e il debito é saldato. Un processo che non sarebbe straordinario se non fosse che in Spagna non é previsto per i cittadini comuni, come ho giá spiegato in questo reportage. Come dice il collettivo flo6x8  in questo flash mob ballerino in una sede di Bankia, “Bankia, per te sei polmoni, per me neanche un branchia”.

L’ esplosione di questo Monopoli bancario ha avuto due conseguenze in ambito immobiliare. Da una parte, 6 milioni di case vuote. Dall’ altra, 159 sfratti al giorno (in entrambe i casi il dato é del Poder Judicial, la Magistratura). Non é difficile, dunque, capire l’ ondata di occupazioni di case vuote appartenenti a Bankia, ente che piú sfratti per ipoteca non saldata ha ordinato durante il 2011. Il grido di battaglia degli attivisti, “Bankia é nostra”. Un gioco di parole con la nazionalizzazione con cui ironizzava oggi anche The Economist: “Che gli piaccia o no, da oggi ogni spagnolo é un bankero“.  Nel frattempo, il suo massimo dirigente Rodrigo Rato (ministro dell’ economia nel Governo di José María Aznar) tornerá a casa con una liquidazione da 1,2 milioni di euro all’ anno. Il gruppo da lui guidato ha perso, dal suo ingresso nella Borsa in giugno del 2010, il 58% del suo valore.

Domenica 3 giugno. Un gruppo di attivisti salva dall’ abbandono quattro appartamenti di Bankia. Foto: http://www.diagonalperiodico.net/Cuatro-nuevas-ocupaciones-en-un.html

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One thought on “Il Monopoli di Bankia

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